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Salento occidentale
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GALATINA: "La città è quasi tutta costruita a tufi con molti palazzi spaziosi e palazzine vecchie e nuove. Due piazze grandi, quattro piazzole, trentotto strade varie di spazio e di cammino". Così scrive di Galatina Giacomo Arditi nella sua corografia di “Terra d’Otranto”.

Si può presumere che il Palazzo Micheli-Vergine (probabilmente visto l’impianto per una parte appartenente al XIV secolo) fosse il Palazzo dei “Del Balzo”, i signori della cittadina, anche per la presenza di uno stemma riprodotto in forma lapidea, e replicato poi nelle pitture della volta del grande salone principale.
Vicino al Palazzo è annessa una Cappella dedicata a San Donato. Il Santo è raffigurato nella tela messa vicino all’altare e dalla statua in cartapesta che si trova in una nicchia nella parte sinistra.

Palazzo Mongiò Calofilippi è cinquecentesco e si affaccia sulla piazza Medè che è proprio di fianco alla Chiesa matrice di Galatina. La sua eleganza è così giustificata non solo dalla centralità ma anche dall’importanza delle famiglie. Quello che si vede è un’architettura arricchita di fregi barocchi  come il grande portale bugnato ma soprattutto una bellissima balconata con i mensoloni; motivo che si ripete poi all’interno, sia nel cortile, sia nella parte che si affaccia al giardino. Molto bella e molto simmetrica è la facciata che guarda sul cortile interno, tra l’altro molto curato: è un piccolo giardino all’italiana.

Palazzo Andriani ha un portale ottocentesco, comunque la parte posteriore, in realtà è antecedente. Fu acquistato nel 1703 dal Barone Andriani ed era di proprietà prima dei Cicala. Oggi il palazzo appartiene ai Sansò. Lo stemma sopra il portone è uno stemma doppio, degli Andriani e dei De Vito, che sono due famiglie che nel 600 si unirono.

I Castriota Scandemberg fecero costruire qui a Galatina un Castello adatto alla difesa che era utilizzato anche come dimora. Si affacciava in Piazza Alighieri ed era collegato perfettamente a quelle che erano le mura cittadine vicino ad un’antica porta oggi andata distrutta.
Questo palazzo subì la sorte di tanti e tanti Manieri che erano disseminati nel Salento, vera e propria terra di frontiera e terra di castelli e fu trasformato come tanti altri in elegante e sontuosa dimora signorile. Infatti nel 700 gli Spinola presero possesso di questo palazzo e lo trasformarono radicalmente. Tuttavia al suo interno conserva tracce molto suggestive come una parte delle segrete ed alcune stanze sotterranee. Oggi è un edificio ancora più elegante ritoccato ulteriormente nell’800. In origine Palazzo Scandemberg terminava in un punto in cui si vedeva la balaustra circondata da grandi fossati. Successivamente, soprattutto nell’800, con la colmatura totale dei fossati gli fu addossato un altro corpo di fabbrica e fu creata  una splendida terrazza che si affaccia sulla Chiesa Matrice.

Palazzo Scrimieri, chiamato comunemente Tafuri Mongiò ed oggi dei Congedo, è un palazzo costruito nel 1590, però nel 1700 è stato rifatto, soprattutto nei piani superiori. In stile puro Rococò, molto bello, ornatissimo, con due balconcini e un balcone centrale che sormonta un portale di stile cinquecentesco.

Palazzo Orsini, costruito dagli Orsini del Balzo nel XVI secolo, era l’antico ospedale di Santa Caterina d’Alessandria. Rafforza la testimonianza, come Palazzo Scandemberg, dell’importanza delle grandi famiglie in Galatina. In particolare gli Orsini del Balzo fecero tutta una serie di edificazioni,  finanziarono la grande fabbrica di Santa Caterina d’Alessandria e  costruirono questo ospedale. La lunga storia di questo Palazzo, rifatto poi nel '700 e nell’800 è testimoniata da tanti particolari. Un parte affrescata che attualmente è la stanza del Sindaco, presenta immagini riconducibili a diverse casate, ma anche gli stemmi degli Olivetani, quello degli Aragonesi; ed uno stemma recante una figura la cui interpretazione è un po' controversa perché secondo alcuni sarebbe Re Mondello Orsini del Balzo secondo altri Santa Caterina d’Alessandria. Notevole l'estensione dell'edificio, la facciata, austera e severa, è stata totalmente rifatta in epoca ottocentesca.

Palazzo Dolce è un bellissimo esempio di palazzo ottocentesco. Costruito nella prima metà, precisamente nel 1834, si mostra con una facciata molto simmetrica e molto curata.Una delle particolarità presenti nella maggior parte dei Palazzi nobiliari,così come in questo caso, è la presenza di una piccola Cappella privata. La cappella di Palazzo Dolce fu visitata dall’Arcivescovo di Otranto, Vincenzo Andrea Grande in una sua visita pastorale che concesse quello che era  uno dei privilegi concessi solo ai nobili signori. Questa piccola cappella, quindi dedicata molto probabilmente a San Pantaleone, aveva questo privilegio concesso dall’Arcivescovo che è quello di creare al di sopra, in un soppalco nell' arco voltato a ponte una piccola balaustra, in cui i signori potevano assistere alle funzioni religiose senza scendere dal loro palazzo. Altra caratteristica è una piccola iscrizione, che è spesso presente nelle cappelle dei palazzi signorili, rivolta a tutti quelli che erano ritenuti gente di malaffare o comunque a persone ricercate dalla gendarmeria. L'iscrizione "qui non si gode d'asilo" stava ad escludere il diritto d'asilo che costoro potevano in genere esigere dalle chiese e che era escluso appunto per le cappelle dei palazzi nobiliari.

Bellissima è la Chiesa di Santa Caterina di Alessandria, eretta da Raimondello Del Balzo-Orsini, signore di Lecce, e affidata ai Francescani allorchè quest'ordine cominciò ad essere protetto dai feudatari napoletani, i quali erano ansiosi - per sradicare l'antico potere - di vedere distrutta la tradizione orientale. E' un tempio di forma tardo-gotica e splende di decorazioni a fresco, opera di decoratori locali - fra questi Francesco D'Arecio - e anche di altri di idversa provenienza. Pare venissero dal nord, e testimoniano gli scambi culturali che, già nel '400, questo estremo lembo della penisola aveva con le regioni settentrionali (specialmente le Marche e l'Emilia). L'aspetto è fastoso e il tempio, con le sue 5 navate, si rivela uno dei rari monumenti gotici del Salento.

Al Museo Civico "Pietro Cavoti" si possonoammirare opere di Gioacchino Toma e del fervido scultore Gaetano Marinez.


 
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